LA RELAZIONE FAMILIARE

      Nell'esame delle dinamiche religiose non possiamo fare a meno di considerare il punto di partenza da cui ogni essere umano sviluppa e matura la sua personalità con le dimensioni che le sono proprie, ivi compresa quella religiosa. .

      L'uomo diventa soggetto realmente umano secondo la curva della sua evoluzione personale, attraverso la formazione dei legami affettivi, le identificazioni, i conflitti, le rinunzie, al di dentro della costellazione familiare dove padre e madre rappresentano i due poli affettivi essenziali. Il legame materno è quello che più incide nella prima infanzia poiché il bambino fa prima di tutto esperienza di essere tutt'uno con colei che ha vissuto in simbiosi con lui. Successivamente la modalità fusionale della relazione primaria sarà superata sia attraverso una adeguata esperienza di appagamento narcisistico, sia attraverso l'alternarsi di presenza e assenza materna, che instaura in lui il riconoscimento dell'oggetto come altro dal proprio desiderio. La madre deve essere " sufficientemente buona "", capace cioè di rispondere ai bisogni narcisistici del bambino, di donare piacere e nel contempo non saturare il desiderio del figlio, imponendo gradatamente le esigenze della realtà. Più tardi sarà la presenza del padre che opponendosi al soddisfacimento immediato del figlio ne rimanderà l'appagamento, confermando così l'esame di realtà con il conseguente abbandono delle fantasie di onnipotenza narcisistica. L'esame di realtà - una visione ed un approccio adeguato alla realtà della vita - può instaurarsi solo a condizione della perdita di oggetti che precedentemente siano stati fonte di appagamento totale: è in questo modo che l'Io si costituisce come Io, dopo un  appagamento affettivo che non sia stato carente ma neppure sovrabbondante.

      La qualità della relazione che il bambino ha la possibilità di instaurare è essenziale per la sua formazione. Un bambino psicologicamente sano ama imparare, scoprire, sperimentare, ama impegnarsi per realizzare qualcosa che lo renda migliore e lo faccia grande ai propri occhi e a quelli degli altri. In questo modo, attraverso la formazione dell'Io e l'interazione con i valori culturali trasmessigli dagli adulti, si forma anche la coscienza morale. L'essere umano maturo è un essere relazionale: essere con e per l'altro, essere in relazione con l'altro, sono parte essenziale dell'identità personale.

     Queste due forme sono rese possibili da un sano narcisismo dell'Io. Ricordiamo qui il detto evangelico di "amare il prossimo come se stesso" da cui si deduce l'importanza di un amore verso di sé, di un rispetto per la propria persona, che permette di volgersi anche agli altri. Un amore per sé compassionevole che deriva dalla consapevolezza dei propri limiti e quindi sa accettare meglio anche i limiti altrui ma da non confondersi né con l'egoismo, che ricerca il proprio benessere a scapito di quello degli altri, né con l'egocentrismo, che comprende il mondo soltanto dal proprio punto di vista senza considerare quello altrui: il riconoscimento dell'altro è assieme accettazione della propria finitudine.

     Durante la sua crescita il bambino imparerà anche ad identificarsi con gli adulti che gli sono più vicini e che sono per lui un modello. Identificazione e non imitazione perché più che imitare l'altro egli lo diventa in qualche modo, cioè il soggetto assume interiormente un sistema di comportamento e di riorganizzazione secondo lo schema assimilato tale che l'altro, che riconosce ed ama, diventa per lui un principio di comportamento. L'identificazione spiega in noi potenze che non avevano ancora trovato da strutturarsi ed esprimersi, e tutto questo è importante anche nella vita religiosa, poiché l'atteggiamento religioso si forma per identificazione a modelli. Gesù Cristo si presenta come modello fondamentale, Imparate da me che sono mite e umile di cuore, (cf. Mt 11,29) ma la sua persona è veramente riconosciuta come modello dell'atteggiamento cristiano? In Lui l'umanità non è un velo che copre la sua divinità, bensì proprio nella sua reale umanità il Cristo è modello dell'atteggiamento religioso e manifesta la rivelazione del  Padre.