MADRE DI DIO ODIGITRIA
Bisanzio, XIV sec.
Il tipo canonico di Madre di Dio Odigitria appare a Costantinopoli sotto l’impero di Giustiniano ma la sua origine probabilmente è da ricercarsi in Siria. Verso la metà del V secolo l’imperatrice Pulcheria fece costruire una chiesa dedicata alla Madre di Dio Odigitria e più tardi Michele III eresse un monastero in suo onore. La denominazione Odigitria, da odos, “via”, significa “Colei che indica la via” e per alcuni il nome deriverebbe dal fatto che i condottieri (odigoi) si recavano in questo monastero a pregare, per altri dal nome della via della città imperiale in cui vi era la Chiesa detta “delle guide”, che conservava un’immagine simile, venerata come opera dell’evangelista Luca. Successivamente acquistò un significato personale a causa della posizione del braccio di Maria che indica il Figlio come “via, verità e vita”.

L’arte iconografica presenta sempre Gesù fanciullo con un’espressione di persona matura, egli ha sul volto l’espressione di chi è “Eterna Sapienza”, qui inoltre è seduto in posizione eretta come un adulto e con il relativo abito: tunica con clavi e sopravveste che ricade su una spalla, intessuta d’oro e ispirata alla veste del saggio antico. Con la mano sinistra regge il rotolo delle Sacre Scritture, con la destra benedice come ancora oggi fanno i sacerdoti ortodossi tenendo riuniti l’indice e il medio, ad indicare l’unione delle due nature umana e divina, ed il pollice, l’anulare e il mignolo a simbolo della Trinità.
La Madre non esercita un ruolo di protezione nei riguardi del Figlio ma rivolge a noi il suo sguardo richiamando la nostra attenzione allo scopo di indicarci il Figlio con il movimento della mano destra e le dita stese, il suo gesto esprime ad un tempo il ricevere e l’offrire mentre con l’altro braccio lo sostiene. La sua testa rimanda irrealisticamente ad una cupola bizantina che ci riporta alla presenza divina nell’essere umano, tempio dello Spirito Santo. Al di sopra e al fianco del volto della Madre e del Figlio le iniziali greche indicanti “Madre di Dio” e “Gesù Cristo” a cui l’iconografo ha aggiunto il titolo onorifico “Colei che è mirabile”.
Anche lo sfondo dorato ha un profondo significato spirituale, questa composizione cromatica, ideale delle icone bizantine, non è un “colore” vero e proprio ma un valore luminoso che non consente la dualità terrena di luce-ombra, un valore assoluto.
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    La riproduzione qui presentata è in parte eseguita a mano, seguendo le tecniche iconografiche, e misura cm 30x25x2,5. Il peso della tavola è di circa 1 kg. L’effetto è suggestivo, per informazioni o se siete interessati ad acquistare una copia scrivete a iconas@iconas.it