Battesimo di Gesù

 

 

At 10,34-38

 

Pietro prese la parola e disse: "In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti. Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.

 

Mc 1,7-11

 

     In quel tempo Giovanni predicava: "Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo". In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto".

 

 

 

 

 

 

Il Vangelo di oggi ci introduce nel primo rapporto, che è stato raccolto e raccontato, fra Gesù e suo Padre. Questo per dirci che il battesimo, come primo momento, svela al mondo il rapporto con Dio come un rapporto Padre – Figlio, è questo il Cielo aperto. Infatti Gesù non riceve un battesimo di penitenza ma la manifestazione del Padre e dello Spirito Santo danno un significato preciso. Il Padre si rivolge al Figlio con il “tu”, un segno d’intimità, di relazione profonda, di legame che esiste fra loro. “Prediletto” indica la relazione col Padre come relazione d’amore. Il mistero di Gesù, le sue origini, si confondono con questa dichiarazione d’amore. Un altro elemento, inoltre, sembra caratterizzare questo momento: il Padre si compiace del Figlio. Un padre si compiace del figlio e la conferma è essenziale per lo sviluppo dell’autostima. Quanti figli aspettano il sentirsi dire “tu sei il mio figlio prediletto”, quante volte dietro storie di emarginazione, di criminalità, di rifiuto sociale, è mancato un padre che si compiaceva del proprio figlio. La conferma da parte dei genitori è essenziale per l’autostima. La crescita fisica, sociale, mentale ed emozionale del bambino non viene soltanto sperimentata ma è anche avvertita come buona nella misura in cui viene confermata dai genitori e quindi diventa un’esperienza positiva. E questo non solo nell’infanzia, anche gli adulti hanno bisogno di avere conferme e di essere rassicurati che quanto realizzano è buono e giusto. Così anche Gesù nel Vangelo odierno, poco prima di dare inizio alla sua missione e successivamente all’inizio del cammino che lo porterà sul monte della Croce (cf. i brani della Trasfigurazione). Inoltre potremmo citare anche i brani in cui Gesù stesso parla di una testimonianza che gli viene resa (es. Gv 5,31-32). Viceversa ci sono genitori che pretendono moltissimo oppure bambini che non vengono riconosciuti o stimati, mentre hanno bisogno di rassicurazioni e di sapere che i genitori li stimano. Ci sono genitori che sopravvalutano i propri figli e altri che li sottovalutano, mentre occorrono sempre richieste adeguate, che uno sia in grado di soddisfare, al fine di accrescere la propria autostima. Ci sono genitori che si compensano con i figli per i propri insuccessi e pretendono la perfezione e bambini che crescono con l’imperativo di essere più bravi degli altri, con la “speranza” di ricevere il consenso e l’affetto dell’adulto solo se corrispondono a certe aspettative. Confrontarsi con la scuola, con gli impegni, può essere per il bambino una montagna enorme da superare se mancano le rassicurazioni, per non parlare dei casi in cui i bambini vengono utilizzati per scaricare le tensioni e gli odi reciproci fra i coniugi, influenzando indirettamente il loro modo di rapportarsi e di vivere il rapporto a due quando saranno adulti. Un bambino cresce sempre all’ombra di un padre, i genitori danno un imprinting ai figli, tanto che nei momenti più istintuali - di ira, di rabbia ma anche di tristezza, ecc. - regrediamo ai comportamenti dei nostri genitori. Il genitore, se pretende di essere tale, deve avere certe qualità, non deve pretendere la perfezione, educare è esempio e testimonianza, non controllo. Quando viene portato un bambino in Chiesa per ricevere il battesimo intendiamo dire che un uomo non dovrà mai essere il prodotto dei suoi genitori, il prodotto del suo ambiente o di aspettative altrui. Il suo “io” nasce dalle mani del suo Creatore, solo Dio può “plasmare” l’uomo, nessun altro può farlo. Infine da notare come in questo episodio Dio rende visibile la sua presenza con un segno che ricorda la sicurezza, la pace, la stabilità: su Lui, sul Figlio, sembra dire Dio, potete contare, potete fare affidamento. Questo posarsi della colomba sulla persona di Gesù rimanda infatti alla fine del diluvio universale – che peraltro richiama il momento della rigenerazione battesimale – quando la prima colomba trovò terraferma, solidità, sicurezza. Il gesto del Padre è quindi un gesto di fiducia nei confronti del Figlio, nei confronti di colui di cui ci possiamo fidare. Così come ci possiamo fidare del Padre, Padre che sa parlare alle persone e di cui conosciamo le caratteristiche: “non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto.”

 

 

 

 

 

 

 

 

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