XIV Domenica

Ez 2,2-5

Ciò detto, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava. Mi disse: "Figlio dell'uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. Ascoltino o non ascoltino - perché sono una genìa di ribelli - sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.

Mc 6,1-6

Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: "Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?". E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

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Crediamo che sia importante, per la nostra fede, conoscere quel sacerdote che ha fama di santità, andare in quel famoso santuario, fare chissà quale esperienza. In questo modo, in realtà, affermiamo indirettamente che non abbiamo occhi per vedere la presenza di Dio attraverso le persone che ci stanno accanto e non ci accorgiamo che quello che dobbiamo fare è sempre alla nostra portata, sotto il nostro naso, nella normalità quotidiana. Riconoscere Gesù, riconoscere un profeta, non era facile allora e non è facile oggi. Per questo pensiamo che Dio non parli attraverso le persone e mediante le vicende che ci scorrono accanto…Nazareth è un paese: si sa tutto di tutti. E il mistero di Dio per una persona, il mistero stesso di quella persona, ci coglie impreparati, sprovveduti: non risponde alle nostre regole. Anzi, più si pensa di conoscere Gesù e più rischiamo di essere increduli. Più si ritiene di sapere qualcosa su Dio e più la sua azione ci sfugge! Il suo modo di fare scandalizza l’uomo perché egli ha un suo schema su di Lui, una sua idea. Così chi crede di sapere resta per sempre nell’ignoranza, viceversa chi non sa può ancora imparare. Non si è credenti per eredità, per familiarità o per tradizione, credenti lo si diviene. Nel nostro caso lo si diviene grazie a un incontro personale con Gesù. Il profeta è una voce fuori dal coro, percorre strade nuove e di fronte ai legami parentali e di paese, di fronte alla mentalità e al parere comune, al conformismo e alle formalità, al “così si fa perché lo fanno tutti”, al “perché altrimenti chissà cosa pensa la gente” e al “perché così si è sempre fatto” è portatore della Parola e della novità di Dio. Profeta allora è anche chi esprime le speranze dell’uomo, chi tiene alla verità e alla giustizia, chi spinge ad osare, chi fa intravedere un mondo di uguaglianza e di solidarietà…chi fa sognare. Il profeta, come Gesù, parte sempre dalle necessità e dai bisogni concreti della gente, non fa filosofia. Da lì riesce anche a cambiare le norme e ribaltare le regole, a vincere le tradizioni che ammuffiscono e l’abitudine che spenge lo spirito. L’abitudine ci rende ciechi, per fortuna che quelle parole “sapranno che almeno un profeta si trova in mezzo a loro” sembrano una Sua promessa: di fronte all’abitudine dell’uomo ci saranno sempre profeti nell’umanità.