XIX
Domenica
Gv
6,41-51
Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva
detto: "Io sono il pane disceso dal cielo". E dicevano: "Costui
non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la
madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?". Gesù rispose:
"Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il
Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto
nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha
imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui
che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha
la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la
manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché
chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia
di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la
vita del mondo"
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“Tutti saranno ammaestrati…” Di fronte alla mormorazione, che è un segno della non accettazione della volontà di Dio, un segno di mancanza di fede (cf. Es 16,1 ss.) Gesù propone l’ammaestramento, la docilità. Chi è docile a Dio è docile alla vita ed essa sarà più serena, più bella e più gioiosa. Essere docili alla vita vuol dire non pensare di avere sempre ragione, di essere sempre dalla parte del giusto, non avere troppe pretese. Vuol dire essere capaci di pronunciare “sia fatta la tua volontà”, accettando di cambiare solo ciò che si può cambiare, rinunciando a “mormorare” verso Dio perché noi non possiamo sapere, in realtà, da dove passi il nostro vero bene. E’ il Padre in primo piano perché Egli è colui che “attira” a Gesù ed è Lui, ci ricordano gli altri Vangeli, che va alla ricerca di ciò che è perduto, Lui cerca “adoratori in spirito e verità” (Gv 4,23-24). Però è anche vero che la fede ha in sé una dimensione di ricerca che non va mai dimenticata e che conduce alla docilità. Da notare come il cap. 6 di Giovanni sia pieno di rimandi eucaristici. Anche se in questo Vangelo non è tramandata l’istituzione eucaristica è presente tuttavia una profonda teologia su questo sacramento. In questo Vangelo Gesù s’identifica col pane vivo (diverso dall’acqua, di cui invece fa dono, cf. cap. 4). In questo pane, c’è racchiuso un gesto d’amore, un atto d’amore: “…il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.” Ci cibiamo dunque d’amore.