Assunzione di Maria

 

 

1 Cor 15,20-26

 

     Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte.

 

Lc 1,39-56

 

     In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore". Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre". Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

 

 

 

 

La festa dell’Assunzione di Maria è sempre stata vissuta dalla cristianità come l’anticipazione di quella che sarà la condizione futura dell’umanità. Maria è colei che “anticipa” quella che sarà la condizione di tutti noi quando la morte, temporalmente, non avrà più l’ultima parola. Questa è una dimensione, una dimensione anche interiore, che Maria ha sempre avuto: nel Magnificat essa vede la storia con gli occhi di Dio, dal punto di vista finale, dove la realtà degli apparentemente sconfitti e di coloro che non valgono niente sarà quella più preziosa agli occhi del Signore. Il Magnificat è celebrazione dell’agire di Dio, è lode e preghiera come interpretazione degli eventi di salvezza. Ma Maria glorifica Dio anche per le grandi cose operate nella sua carne e non ancora manifestate e riunisce assieme, perciò, realtà interiore e aspetto esteriore, fisico, per quello che sta accadendo e accadrà in lei. Questo ci ricorda, casomai ne avessimo ancora bisogno, che la salvezza che dona Cristo riguarda non solo l’anima ma anche il corpo. Tutto di una persona è importante per il Cielo. L’Incarnazione da un lato e l’Assunzione di Maria dall’altro, sotto aspetti diversi, ci ricordano questa profonda verità: che la carne è sacramento del nostro essere al mondo. La predicazione e la catechesi cristiana hanno spesso messo in second’ordine la dimensione corporale dell’essere umano: il corpo è stato per molto tempo, e per alcuni lo è ancora, solo lo strumento per la salvezza dell’anima, in una visione dualista dell’uomo, quasi manichea, che non trova fondamento nel Vangelo e nei dogmi cristiani. Il corpo è stato così oggetto di sospetto e ritenuto soggetto di peccaminosità, fino al limite di credere che divinizzare un essere significasse disincarnarlo e disumanizzarlo. Forse dobbiamo proprio alle scienze moderne, e in particolar modo alla psicologia, la riscoperta della profonda unità del corpo e dello spirito e cioè la dimensione unitaria dell’essere umano: i fenomeni di conversione corporea, di malattie psicosomatiche, ecc. indicano proprio quanto sia profonda e inscindibile l’unità corpo-anima, (scientificamente dovremmo dire corpo-mente, non essendo l’anima oggetto di ricerca scientifica, così come religiosamente è riduttivo parlare di corpo e anima senza considerare esplicitamente la mente, comunque qui interessa parlare, al di là delle categorie impiegate, della profonda unità dell’essere umano). E se anche nel Vangelo, a volte, sembra esserci una distinzione precisa questa è, in parte, retaggio della cultura e della scienza di allora e in parte in funzione di una maggiore comprensione del messaggio stesso (cf. Mt 15,11). Nessuno è così umano, servizievole, disponibile, amichevole, come il Cristo risorto, l’unico che è tornato dall’aldilà con un corpo completamente divinizzato e può darsi che il futuro della religione sia questo assumere una forma via via sempre più umana. La festa dell’Assunzione ci dice di valorizzare la nostra corporeità, noi siamo in questo mondo con questo corpo, e anch’esso sarà assunto nella gloria. Esso deve diventare anche per noi strumento di perfezione, di bene per la persona (comprendente la sessualità) realtà di noi stessi che è dono di Dio. Così come la gioia, il sano ottimismo, la riconoscenza a Dio per tutti i benefici che riceviamo, dovrebbero essere sentimenti costanti del nostro animo, come lo erano in quello di Maria. Certamente la corporeità non è da idolatrare, come spesso avviene nella nostra società occidentale, ma neppure da evitare o disprezzare: il Vangelo di oggi ci ricorda che è in una persona, nella sua anima e nel suo corpo – per adoperare termini ormai a noi abituali – che Dio opera grandi cose.

 

 

 

 

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