Domenica
delle Palme
Mc 26,14-27,66
“…Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: "Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!". Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: "Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto".
“…Mentre egli (Pilato) sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua". Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: "Chi dei due volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!". Ed egli aggiunse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora urlarono: "Sia crocifisso!". Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: "Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!". E tutto il popolo rispose: "Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli". Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso…C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria…”
Il brano della Passione di Cristo è un brano molto
lungo e ricco di motivi, riporto soltanto due brevi periodi che provengono dal
Vangelo di Matteo (anno A, che leggiamo quest’anno) e dal Vangelo di Marco
(anno B, che leggeremo l’anno prossimo). Questo perché fra i molti spunti
offerti merita di essere sottolineata la particolare partecipazione femminile,
nello svolgersi della scena della passione e della crocifissione di Gesù. Vi è
infatti una evidente diversità di comportamento fra gli uomini e le donne in
questa occasione, segno di una diversa comprensione del mistero di Gesù e forse
anche di una diversa attesa del Regno che Egli era venuto ad inaugurare. Segno
di un riscatto dall’emarginazione, di una rottura dell’antropocentrismo così
presente nella religione ebraica e, successivamente, in quella cristiana. I
pochi interventi in favore di Gesù, durante la passione, sembrano provenire
esclusivamente dalle donne. Prima di tutto il racconto di Betania, del Vangelo
di Marco, ci fa capire che Gesù, quando andò verso la croce, conobbe anche un
amore generoso. Questo gesto, sembra dire il Signore, ha un significato profondo
che va anche al di là dell’intenzione di colei che l’ha compiuto, questo
gesto ha una dimensione profetica: “…Ella ha compiuto verso di me
un’opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli
quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch’era in suo
potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico
che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà
pure, in suo ricordo, ciò che ella ha fatto.” (Cf. anche Gv 12,1-8).
Questo gesto svela una comprensione della vicenda e della persona di Gesù che
gli altri discepoli non hanno avuto, svela una visione delle cose che gli altri
non hanno. Infatti, proprio da questa visione, si giunge a comprendere
l’unicità e l’irripetibilità della storia terrena e della presenza di Gesù
nel mondo, del suo breve passaggio in mezzo a noi, del carattere particolare del
suo tempo (“…me invece non mi avete sempre”). Inoltre si apre il
messaggio della futura vittoria del Vangelo sulla imminente, e apparentemente
contraddittoria, morte di Gesù. Il gesto della donna è un atto d’amore, è
un gesto insolito, che nell’antichità si usava solo in occasioni solenni e
non ordinarie, è un gesto che da una parte rivela l’importanza di quel corpo,
l’importanza di quella persona, dall’altra ci dice che ogni gesto
d’amore non si può rinchiudere e va sempre oltre ogni possibile calcolo,
previsione o schema. Ci saranno sempre povertà in questo mondo, e Gesù per
primo ci insegna ad essere operosi per i poveri, qualsiasi povero, ma non si può
misurare un gesto d’amore con un semplice calcolo aritmetico o con i successi,
i risultati, le riuscite, che sembra o non sembra ottenere. Certo non sbagliamo,
quando seguiamo l’intuizione del cuore. La moglie di Pilato definisce Gesù
“giusto” e narra, al marito, un sogno premonitore. Anche con lei appare una
lettura della realtà alternativa, se non antagonista, a quella della razionalità
e del potere (maschile?). Ma quando mai sono valsi a qualcosa i sogni, nel mondo
organizzato all’insegna della ragione e dell’efficienza? Non solo, la donna,
insieme al centurione sotto la croce, è una testimonianza “pagana” della
persona di Gesù, al contrario di chi si riteneva religioso e lo ha rifiutato:
può darsi che anche oggi ci siano persone non considerate religiose ma che,
grazie alla loro sensibilità, sono in grado di avvertire in chi e dove Dio è
presente ed opera. Infine c’è il rimanere delle donne sotto la croce. Qui
troviamo anche Giuseppe d’Arimatea che compie un gesto di carità nel mettere
a disposizione il sepolcro, al contempo però si percepisce il suo chiudere ed
andarsene velocemente, quasi a significare che per lui la storia è finita, al
contrario di alcune donne che sembrano rimanere dopo la chiusura…E ognuno di
noi sa quanto sia importante la presenza di qualcuno quando tutti si
dileguano…Chiediamoci adesso: come mai il messaggio d’amore di Gesù
comporta risposte così diverse in chi lo segue? Da una parte il calcolo, la
fuga, il rinnegamento, dall’altra l’amore spontaneo, una visione diversa
delle cose, l’attenzione all’interiorità nell’interpretare la realtà
esterna, la presenza…La moderna psicologia afferma che non sono poi molte le
differenze di natura psicologica fra gli uomini e le donne, che tutti gli esseri
umani, uomini e donne assieme, sono dotati di sentimenti, di sensibilità e
capacità d’amare, così come di calcolo e di ragione, e che le differenze
sono dovute alle culture, alle società, agli stereotipi, più che alla natura o
alla psiche. Certo il Vangelo è testimone di un periodo storico in cui la
diversità fra uomini e donne era grande e netta e in cui quelle che sono le
cosiddette “differenze di genere” sembrano, per questo, molto profonde.
Oggi, in un periodo storico diverso, le parità fra uomo e donna spingono sempre
più verso la reciprocità dei ruoli e delle funzioni, senza che per questo
vengano impoverite le proprie dimensioni, anzi ne vengano arricchite (es.
paternità e maternità): viene da chiedersi quando la Chiesa comprenderà e sarà
capace di vivere questo? Quando le donne avranno un peso all’interno del
magistero e potranno insegnare e “pascere”, condurre la Chiesa, con modalità
che non conosciamo. Il modello dell’uomo vero, completo, integrato, è per noi
la persona di Gesù, in cui anima, ragione e sentimenti trovano il loro spazio e
il loro equilibrio. “Mite e umile di cuore” Egli è al contempo deciso,
fermo, senza scendere a compromessi, così come sensibile, attento e
misericordioso. C’è da augurarsi che tutta l’umanità vada verso questo
modello e trovi nell’amore verso gli altri e nella pace la sua piena
realizzazione. Certo è che la presenza femminile nella passione testimonia a
favore della verità dei sentimenti, e spinge la storia a non ridurre al
silenzio il mondo delle donne o, se vogliamo, la “dimensione femminile” di
ogni essere umano .
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