II Avvento

 

 

 

Is 11,1-10

“…Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese…Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare…” 

Mt 3,1-12

In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!". Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano. Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile".

 

 

 

Giovanni è persona essenziale, sobria, netta e nelle denunce appare anche duro. Apparentemente contrasta con la figura di Cristo, ma solo apparentemente perché quanto si dice di Giovanni si può dire anche di Gesù, basta leggere le invettive contro i farisei e gli scribi di Mt 23,1-36; 16,12 e paralleli. Come tutti i profeti che l’hanno preceduto, Giovanni denuncia l’ipocrisia di un atteggiamento religioso solamente esteriore, egli si oppone al legalismo che riduce la religione ad un’osservanza di precetti ed alla sufficienza, alla sicurezza ingannevole, di chi si crede a posto, arrivato, adagiato nella propria elezione, religiosamente tranquillo e giustificato. La fede, ieri come oggi e sempre, non è un bene di famiglia, non si eredita per nascita, per elezione o tradizione, non è mai scontata, ma è sempre in gioco. Essa è un impegno reale e un venir messi in questione. Allora dobbiamo renderci conto che non c’è vera religione se non ci si accorge di tanto in tanto, e non si confessa a noi stessi, che ancora non si è capito niente, che la religione non è solo quella che si è vissuto fino ad ora ma è anche ben altra cosa. Se qualcuno si crede stabilito nella sua fede – direbbe Giovanni – se si crede sistemato, a posto, se esibisce il proprio atto di Battesimo, i sacramenti ricevuti, le Messe frequentate e le preghiere fatte la sera, se crede proprio di aver ragione, come lo credevano coloro che accampavano “esser figli di Abramo” a proprio alibi…non c’è altra strada che quella delle parole dure e delle denunce dei Vangeli. Soltanto così, sembra, può esserci una possibilità di svegliare il cuore e la coscienza, di destarci dal sonno ipocrita. Ma ancora: “Preparate la strada del Signore” dice Giovanni e sono parole per gente che è in attesa, per gente che è in ricerca. Solo per quelli che sono ancora in ricerca, che non sono ancora arrivati può accadere qualcosa d’importante…ma noi, in realtà, cosa aspettiamo? Abbiamo fatto dell’attesa, dell’Avvento, un tempo di preparazione a una festa borghese: prepariamo regali, biglietti di auguri, cene con i parenti, feste, la Messa di Natale (almeno quella, una volta l’anno…). Ma qual è l’attesa di cui parla il Vangelo? Alla sua luce, ed alla luce di tutta la Bibbia ed in particolare del messaggio dei profeti, possiamo ben dire che questa attesa è la trasformazione del mondo. Tutta la Bibbia parla di una attesa per un tempo di giustizia e di pace, essa aspetta l’abolizione delle ingiustizie, delle sofferenze, delle guerre e delle povertà. Essa attende la riconciliazione fra nemici “naturali” (prima lettura) e culturali (seconda lettura), attende la pacificazione cosmica. Viceversa sembra che questo soffio di speranza non abbia casa nel “nostro” tempo di Avvento come noi l’abbiamo impostato. Non c’è la denuncia per come è organizzato questo mondo, non c’è l’urgenza di cambiarlo, anzi, ci hanno insegnato che l’Avvento è proprio questo e così, per stare dietro alle semplici preoccupazioni della vita quotidiana, corriamo il pericolo di nasconderci dietro le apparenze e dimenticare chi siamo veramente, la nostra vocazione. La “giustizia”, poi, in questo mondo viene applicata spesso attraverso strumenti e strutture ingiuste, ma a noi hanno insegnato a rivolgere la nostra fede verso una salvezza individuale! Il “nostro Natale”, le “nostre preghiere”… come se la fede non avesse risonanza sociale! Non esiste spirito cristiano senza l’impegno per la trasformazione di questo mondo, senza battersi per una distribuzione più equa dei beni, per una giustizia migliore, per i diritti offesi o negati. Molti sono i cristiani inseriti in gruppi sociologici (borghesia e capitalismo, razza bianca, mondo occidentale) che hanno le maggiori concessioni da fare affinché la coesistenza degli uomini, dei blocchi ideologici, delle razze e delle classi sociali diventi realtà. Queste sono le “vie” e i “sentieri” del Signore. “Fate dunque frutti degni di conversione” diceva Giovanni: la vera conversione è autenticata dai segni che dà e dai frutti che produce.

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