IV
Avvento
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo
promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò
incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non
voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando
a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:
"Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua
sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa
partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo
popolo dai suoi peccati". Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò
che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà
e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi
dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese
con sé la sua sposa.
Per
comprendere bene questo passo evangelico dobbiamo considerare altri brani
biblici che parlano dei sogni. Il sogno nella Bibbia, così come in tutte le
culture religiose, è una forma essenziale di esperienza del divino. Chi non
porge attenzione ai propri sogni non porge attenzione a Dio, il sogno apre l’orecchio
di colui che dorme ed egli attraverso esso viene corretto (cf. Gb 33,14-18). La
Bibbia conosce vari tipi di sogni: da quelli più diretti a quelli che
necessitano di interpretazione (cf. la storia di Giuseppe di Gen 37 ss.) il
sogno associato a visioni come caratteristica della nuova era (Gl 3,1)
l’inizio del cristianesimo contrassegnato da una parte dall’apertura
singolare, verso i gentili, dovuta alle visioni di Cornelio e di Pietro e
dall’altra dai sogni che guidano la missione di Paolo. Con l’epoca moderna
il sogno ha perso la sua dimensione di fronte all’importanza acquistata dalla
ragione e dalla razionalità. Si deve alla psicoanalisi ed alla psicologia del
profondo il recupero di questa dimensione così importante dell’essere umano,
se è vero che ciascuno di noi impiega parte della sua vita a sognare durante il
riposo notturno. Esse ci insegnano che il sogno può essere indicatore di
qualcosa che è stato rimosso, oppure può avere una funzione espressivo-creativa, al fine di
suscitare una tensione finalizzata ad una potenziale crescita personale. Il
sogno può mostrare i tentativi di risoluzione che
l’inconscio serba dentro di sé, scoprendo “vie” non percorribili dalla
dimensione conscia del nostro essere, ovverosia dal razionale e dalla ragione.
Il sogno cioè può condurre nelle profondità delle forze psichiche, al di
sotto della soglia della ragione, e portare ad una comprensione più piena della
vita, quale non sarebbe consentita dalla sola attività cosciente. Nel sogno può
esservi celato uno sguardo nuovo su di noi e sugli altri e così, ciò che non
è raggiungibile di giorno, viene svelato nella notte proprio come succede a
Giuseppe. Da tutto questo possiamo dire che il sogno di Giuseppe è un segno, un
segnale, un’indicazione sulla via da percorrere. Egli entra, tramite questo,
in contatto con la presenza di Dio che si cela nell’intimità profonda del suo
essere. Però, come tutti i segni, esso non è sufficiente di per sé senza la
disposizione dell’animo umano. Di Giuseppe infatti ci viene detto che era
“giusto”, era cioè una persona autentica, onesta con se stessa ed alla
ricerca della verità. Neppure lui è stato esentato dalla lotta e dalla
riflessione, dal dubbio, dal travaglio, circa la decisione da prendere quando
infine si limita a ritirarsi senza giudicare Maria. Matteo ci racconta anche di un’altra persona che, similmente a
Giuseppe, viene avvertito da un sogno. È Pilato, che però, come tutti sappiamo
deciderà diversamente: “Mentre
egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che
fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa
sua". Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere
Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: "Chi dei due
volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". Disse loro
Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli
risposero: "Sia crocifisso!" (Mt 27,19-22).
È dunque possibile l’instaurarsi di una comunicazione speciale fra la
presenza di Dio in noi e
l’intimità profonda del nostro essere. È possibile fare esperienza di Dio
ascoltando gli insegnamenti della nostra anima, anche se questi di per sé non
sono sufficienti senza la disponibilità umana. Giuseppe era un uomo con una
forte inclinazione religiosa e una piena fiducia riguardo alle ispirazioni
interiori. Egli segue il suo animo anche nella sua prima intenzione di ripudiare
Maria in segreto e, proprio a causa della sua rettitudine d’animo, quando
l’angelo gli illumina la mente fornendogli una profonda motivazione religiosa,
egli rovescia il suo proponimento. Qualcuno ha detto: “Colui
che crede nell’aiuto di Dio attira su di sé la sua assistenza”.
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