IV Avvento

 

 

  

Mt 1,18-24

 

     Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 

 

 

Per comprendere bene questo passo evangelico dobbiamo considerare altri brani biblici che parlano dei sogni. Il sogno nella Bibbia, così come in tutte le culture religiose, è una forma essenziale di esperienza del divino. Chi non porge attenzione ai propri sogni non porge attenzione a Dio, il sogno apre l’orecchio di colui che dorme ed egli attraverso esso viene corretto (cf. Gb 33,14-18). La Bibbia conosce vari tipi di sogni: da quelli più diretti a quelli che necessitano di interpretazione (cf. la storia di Giuseppe di Gen 37 ss.) il sogno associato a visioni come caratteristica della nuova era (Gl 3,1) l’inizio del cristianesimo contrassegnato da una parte dall’apertura singolare, verso i gentili, dovuta alle visioni di Cornelio e di Pietro e dall’altra dai sogni che guidano la missione di Paolo. Con l’epoca moderna il sogno ha perso la sua dimensione di fronte all’importanza acquistata dalla ragione e dalla razionalità. Si deve alla psicoanalisi ed alla psicologia del profondo il recupero di questa dimensione così importante dell’essere umano, se è vero che ciascuno di noi impiega parte della sua vita a sognare durante il riposo notturno. Esse ci insegnano che il sogno può essere indicatore di qualcosa che è stato rimosso, oppure può avere una funzione espressivo-creativa, al fine di suscitare una tensione finalizzata ad una potenziale crescita personale. Il sogno può mostrare i tentativi di risoluzione che l’inconscio serba dentro di sé, scoprendo “vie” non percorribili dalla dimensione conscia del nostro essere, ovverosia dal razionale e dalla ragione. Il sogno cioè può condurre nelle profondità delle forze psichiche, al di sotto della soglia della ragione, e portare ad una comprensione più piena della vita, quale non sarebbe consentita dalla sola attività cosciente. Nel sogno può esservi celato uno sguardo nuovo su di noi e sugli altri e così, ciò che non è raggiungibile di giorno, viene svelato nella notte proprio come succede a Giuseppe. Da tutto questo possiamo dire che il sogno di Giuseppe è un segno, un segnale, un’indicazione sulla via da percorrere. Egli entra, tramite questo, in contatto con la presenza di Dio che si cela nell’intimità profonda del suo essere. Però, come tutti i segni, esso non è sufficiente di per sé senza la disposizione dell’animo umano. Di Giuseppe infatti ci viene detto che era “giusto”, era cioè una persona autentica, onesta con se stessa ed alla ricerca della verità. Neppure lui è stato esentato dalla lotta e dalla riflessione, dal dubbio, dal travaglio, circa la decisione da prendere quando infine si limita a ritirarsi senza giudicare Maria. Matteo ci racconta anche di un’altra persona che, similmente a Giuseppe, viene avvertito da un sogno. È Pilato, che però, come tutti sappiamo deciderà diversamente: “Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua". Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: "Chi dei due volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!" (Mt 27,19-22). È dunque possibile l’instaurarsi di una comunicazione speciale fra la presenza di Dio  in noi e l’intimità profonda del nostro essere. È possibile fare esperienza di Dio ascoltando gli insegnamenti della nostra anima, anche se questi di per sé non sono sufficienti senza la disponibilità umana. Giuseppe era un uomo con una forte inclinazione religiosa e una piena fiducia riguardo alle ispirazioni interiori. Egli segue il suo animo anche nella sua prima intenzione di ripudiare Maria in segreto e, proprio a causa della sua rettitudine d’animo, quando l’angelo gli illumina la mente fornendogli una profonda motivazione religiosa, egli rovescia il suo proponimento. Qualcuno ha detto: “Colui che crede nell’aiuto di Dio attira su di sé la sua assistenza”.

 

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