IV DOMENICA

 

 

1Cor 1.26-31

 

Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore.

 

 

Mt 5,1-12

 

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

 

 

Vi sono, nel brano del Vangelo, alcune caratteristiche generali che superano ogni singola beatitudine e che meritano di essere considerate. L’evidente contraddizione con lo spirito di questo mondo: come possiamo, infatti, dire che è beato chi è afflitto, perseguitato, mite, puro di cuore, ecc. quando la società spesso ci propone dei controvalori che sono l’opposto di quelli delle beatitudini? Eppure, in questo caso, può esserci d’aiuto la seconda lettura della domenica odierna. S.Paolo ci ricorda che il modo di vedere di Dio, e il suo agire nel mondo, è diverso da quello nostro, che le sue categorie ed i suoi riferimenti sono diversi dai nostri e sono visibili e comprensibili soltanto con gli occhi della fede. Tutto questo ci dice che solo tramite la fede è possibile essere affamati e assetati di giustizia ed essere beati, e così poveri, operatori di pace, ecc. Le beatitudini perciò, mentre offrono una tensione fra presente e futuro che svela l’oggi aprendo alla speranza - ovverosia che il Regno è già qui, ora, anche se il suo compimento avverrà nel futuro - presentano nuovi significati e suggeriscono criteri diversi di valutazione e di lettura di questo mondo. Lo sguardo di Dio sull’uomo è sempre uno sguardo completo: troppe volte abbiamo spiritualizzato le beatitudini, interpretato il loro messaggio come rivolto all’interiorità dell’uomo, senza comprenderne fino in fondo la loro ricchezza e la loro forza (direi rivoluzionaria). Esse, infatti, ci parlano sì di qualità interiori da assumere ma anche di comportamenti esteriori da mettere in atto: c’è da operare per la giustizia, da lavorare per la pace e da vivere con misericordia. Dio è attento alla nostra felicità (“beati…”) e sa che il nostro essere non può dividersi fra le norme morali e la vita concreta, ecco perché le beatitudini si rivolgono a tutto l’uomo, all’uomo intero, senza cadere nel rischio di un dualismo fra l’essere e il fare e fra il corpo e l’anima. Il messaggio delle beatitudini è un messaggio universale: l’unica beatitudine che Gesù lega esplicitamente a se stesso è l’ultima, quella in cui chi si definisce cristiano lo è veramente se compie delle scelte per Lui che paga di tasca propria. Oltre questa il respiro delle beatitudini è universale, al di fuori di ogni monopolio ecclesiale e le caratteristiche descritte superano ogni confine confessionale. Ridimensionando la religione (i doveri verso Dio) a pochi e fondamentali impegni e sottolineando la dimensione della carità (i doveri verso gli uomini) come dimensione necessaria per una vera fede, ognuno può sperimentare e vivere l’amore al di là del proprio credo. Le beatitudini, in altre parole, ci dicono che lo Spirito Santo può agire e portare frutto nelle persone anche indipendentemente dalla loro adesione esplicita a Gesù, poiché in ogni coscienza ci sono i semi del Verbo. Il Concilio Vaticano II esplicita in vari punti questo concetto che K. Rahner ha sintetizzato con il termine “cristiani anonimi” e i nostri fratelli ebrei con “giusti fra le nazioni”. 

 

 

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