Pasqua di Risurrezione

 

 

Col 3,1-4

 

     Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.

 

Gv 20,1-9

 

     Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

 

 

    

 

 

 

In un certo senso possiamo dire che un uomo diventa adulto quando tiene conto della morte. Ed è l’incontro con la morte, incontro inevitabile per tutti - un genitore, il coniuge, un parente, un amico – che forse più di tutto prova la nostra fede nella risurrezione. E purtroppo, dobbiamo riconoscerlo, tanti nostri riti religiosi, riti che dovrebbero esprimere questa fede al di là del dolore umano per la perdita di una persona cara, non parlano di risurrezione. Veramente molte volte, forse troppe volte, viviamo senza “aver compreso ancora le Scritture, che Egli cioè doveva risuscitare dai morti”. Lo spartiacque è qui, qui è ciò che fa la differenza. Non siamo cristiani perché crediamo al peccato, alla croce, alla sofferenza e alla morte ma perché crediamo al perdono, alla gioia, alla liberazione, alla vita, alla risurrezione. Paradossalmente la risurrezione di Gesù non conferma la fede ma la mette ancor più alla prova, infatti, come ci dice la prima lettura, è da essa che prende il via la nuova vita di colui che ha fede. La fede nella risurrezione è come il nocciolo intorno a cui si sviluppa e cresce una nuova vita, è il centro pulsante della nuova vita cristiana. E’ un punto cruciale talmente importante che in essa, dice S. Paolo, la nostra stessa vita ne viene coinvolta, assorbita, tramutata, fino ai comportamenti più semplici, banali, quotidiani. Viceversa se la vita è rinchiusa nelle tristezze delle proprie abitudini, nelle solitudini che appaiono invincibili, questo dice che non tutto è stato raggiunto dalla fede, non tutto è stato reso nuovo. Pasqua è perciò – etimologicamente, ma non solo - passaggio ad uno stato di vita nuovo, ed è forse il paragone più adeguato. E’ capacità d’amare in un modo nuovo, è rinnovamento, è forza vitale, è consolazione, è vittoria sul male e sulla morte. Libertà da – dalla schiavitù, dal peccato, dalla morte – che è in realtà libertà per – per il bene e per l’amore, per il servizio, per la fiducia e la speranza. Speranza, che deriva dalla fede nella risurrezione, infatti non è solo per “l’al di là”, essa è forza operante per il mondo d’oggi: certo non la si può mostrare che con le opere, ecco perché Paolo dice che è “nascosta”. La vita cambia, compie questo passaggio, quando sai, conosci (nel senso biblico di fare esperienza con tutto te stesso e non solo come conoscenza intellettuale) che la morte è stata sconfitta ed essa non è più l’ultima risposta di questa vita, non è più un ostacolo invalicabile e puoi perfino renderne testimonianza. La risurrezione è qui e ora e non soltanto nel domani radioso dei nuovi cieli e della nuova terra: noi siamo già in stato, in via di risurrezione. Con altre parole possiamo dire che alla base dell’esistenza cristiana sta precisamente un fatto: la solidarietà di destino con il Cristo morto e risorto. Comunque si spieghi questo, sia come processo di identificazione, come condivisione storica o sacramentale, esso mette in moto un nuovo dinamismo spirituale, quello che Paolo esprime con lo schema spaziale cielo/terra. Abbiamo mai fatto questa esperienza? La luce è mai penetrata anche nel più profondo intimo di noi stessi? Ha mai rischiarato anche le nostre profondità più inaccessibili? Ha vinto ogni nostra solitudine? La prima lettura dice proprio questo, è un invito ad una visione pasquale dell’esistenza. E’ qui che possiamo dire che la fede nella risurrezione risponde ai nostri problemi, al nostro oggi. Il cuore della fede è la speranza che ogni tristezza si muti in gioia e ogni morte in risurrezione, questo è il senso soprannaturale della fede. E ogni mancanza di fede è in fondo una mancanza di fede nella risurrezione, quando cioè non ti aspetti abbastanza da Dio. La tomba vuota, le apparizioni, cioè i segni, possono essere difficilmente interpretabili, (vedi più avanti il vangelo di Gv), possono trarre in inganno. Non così le Scritture. E’ la conoscenza di esse che porta alla fede in Colui che è risorto, ed è l’ignoranza di esse (nel senso etimologico del termine, “non conoscere”) che non fa percepire la realtà della vittoria sulla morte.

 

 

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