S. NATALE

  (Messa della Notte)

 

Is 9,5a

 

“…Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio…”

  

Lc 2,1-14

 

     In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama".

 

 

Uno dei grandi insegnamenti del Natale è che il dono di Dio agli uomini non è un oggetto, una cosa, ma una persona: Gesù. E questo dono è stabile, irreversibile, Egli si è incarnato una volta per sempre. Tutto questo ci dice che, da questo evento in poi - se Dio è persona - ciò che è importante e rende unica la fede cristiana, sia di fronte all’A.T. che alle altre religioni, è la relazione. Dio si fa uomo per una relazione il più profonda possibile con gli uomini, perché sa che niente è tanto impegnativo e coinvolgente quanto una relazione. In fondo l’uomo poteva sempre delegare questo impegno con Dio al rito, alle formule, alle leggi, alle regole. Ma se Dio diventa persona, se Dio come persona t’interpella e ti raggiunge, questo non è più possibile! L’uomo può essere sempre tentato di tornare all’A.T., di relegare ad un rito o ad una legge il rapporto con Dio, ma perché questo non fosse più possibile Cristo è stato molto esplicito: “…chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me…(Lc10,48) …quando mai ti abbiamo visto affamato, assetato, forestiero…? In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Cf. Mt 25,31-46). Non è più possibile evitare la relazione con Dio, anzi l’aspetto più impegnativo della nostra fede è proprio questo. Eppure l’uomo è sempre tentato di ritualizzare questa dimensione e direi che questa “tentazione” si estende poi a tutto il suo mondo. Non è infatti difficile, coinvolgente, impegnativo, parlare con la propria moglie o con il proprio marito delle cose importanti, fondamentali? Non si parla, molte volte e più volentieri, delle cose futili, banali, di tutto fuorché delle cose essenziali? Non si cerca di rinviare questo impegno, magari con la scusa del lavoro che non lascia neppure un minuto? Non è più facile sommergere i propri ragazzi con doni e regali, che donare loro un’ora del nostro prezioso tempo? Non è più semplice delegare ad altri, a cose, oggetti, alla scuola, allo sport, il rapporto necessario e dovuto? Infine, non è più facile fare un’elemosina, un’offerta, che impegnarsi un’ora nel volontariato? In tutte le testimonianze della fede cristiana primitiva è chiara una cosa: nell’ambito della storia si presenta un uomo, un uomo come tutti noi, anche se la sua vita e la sua vicenda sorpasseranno le dimensioni dell’umano. Ma è proprio nelle relazioni con l’uomo che Cristo ha rivelato Dio! Dio entra quindi come parte vera della nostra storia. Gesù è stato crocifisso perché gli uomini religiosi del suo tempo si rifiutavano di vedere, nelle loro relazioni sociali, umane, la rivelazione della loro vera relazione con Dio! Quindi è vero, la relazione è impegnativa, essa chiede, ci mette in discussione, ci mette a nudo, ci confronta. Il nostro Dio lo sapeva bene, niente è più impegnativo di una relazione, niente giunge al cuore dell’uomo come il rapporto con un altro uomo, niente arriva così in profondità come “l’altro” che t’interpella: per questo Egli scelse di mettersi in gioco e d’incarnarsi!

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