Santa
Famiglia
Il
Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della
madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati; chi riverisce la madre è
come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà
esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce il padre vivrà a lungo;
chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre
nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il
senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la
pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei
peccati.
Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione…Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore.
Essi erano appena partiti, quando un angelo
del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te
il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò,
perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi,
prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase
fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal
Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio. Morto
Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse:
"Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele;
perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino". Egli,
alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele.
Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre
Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni
della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret,
perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: "Sarà chiamato
Nazareno".
La
distanza fra le nostre famiglie e la famiglia di Nazaret appare, ad una prima
lettura, enorme. I personaggi sono eccezionali, sembrano essere al di fuori
della nostra portata e difficilmente riconducibili alla nostra esperienza.
Giuseppe e Maria hanno un rapporto speciale con Dio, dato dalla loro vocazione e
dalla loro risposta di fede. Questo senz’altro è vero ma ad una lettura
attenta, oltre quelli che sembrano eventi eccezionali, possiamo scorgere anche
tanti tratti comuni alla nostra storia, alle storie più comuni. Sul sogno, come
segno da interpretare e sul particolare rapporto che Giuseppe instaura con Dio
rimandiamo alla IV Dom. d’Avvento, qui possiamo aggiungere che la vita non è
stata senz’altro comoda neppure per la famiglia di Nazaret. Non è, infatti,
una famiglia agiata quella in cui Dio ha scelto di nascere e non gode di favori
che la esentino dal vivere quotidiano: la scesa in Egitto non è facile o
comoda, ed anzi ci riporta all’attuale contesto di migrazioni, sofferenze e
difficoltà umane. In altre parole il Figlio di Dio condivide il destino degli
uomini e non vive una vita a parte. L’amore di Dio salva gli uomini, tutti gli
uomini, il Figlio compreso, non sottraendoli alla storia umana ma condividendo
fino in fondo il loro destino. Dio non ha sottratto il Figlio alla morte e non
è una vita lussuosa e piena di comfort quella che Gesù ha vissuto. Il commento
che Matteo ci dona, citando passi biblici, è come la scoperta che ogni vicenda
ha un suo significato nel progetto di Dio, e ciò suggerisce di guardare con
l’occhio della fede a quanto succede nelle nostre famiglie. L’evangelista,
rileggendo retrospettivamente la storia della famiglia di Nazaret, vede il
compiersi di alcune profezie, di cui Giuseppe e Maria quasi certamente non hanno
avuto coscienza durante il loro momento storico. Questo dice a tutti noi che la
parola di Dio si può attualizzare,
realizzare, concretizzare, in ogni famiglia, ovverosia dove c’è fede e
docilità al Signore, non importa quanta sia la distanza storica dalla parola
stessa. Infatti gli altri due brani della liturgia odierna, pur risentendo in
alcuni versetti del particolare contesto, ci conducono proprio sul piano della
quotidianità, della ferialità, dei rapporti familiari. E’ lì che si possono
attualizzare queste esortazioni e questi inviti, è nella famiglia che siamo
chiamati ad avere pazienza e compassione con i genitori anziani, a non
esasperare i figli, a perdonarci
scambievolmente, ad usare sentimenti di misericordia, di bontà e di umiltà…è
lì che si può attualizzare la parola di Dio. Un altro aspetto importante, che
emerge dal Vangelo odierno, è che Giuseppe
e Maria conservano la loro individualità e singolarità all’interno del
nucleo familiare. Luca, che narra le vicende dal punto di vista di Maria, e
Matteo, che fa emergere la figura di Giuseppe, ci fanno comprendere assieme che
la famiglia non esige l’annullamento delle personalità o la soppressione
delle individualità. Giuseppe e Maria, ognuno secondo la propria disposizione,
stanno in ascolto, conservano nel cuore, interpretano segni, usano prudenza –
è molto bello quanto viene detto nel Vangelo di oggi che Giuseppe prima ha timore di tornare in Giudea e dopo il sogno conferma la sua intuizione - si fidano l’uno
dell’altra e ad un tempo della loro interiorità. C’è assieme libertà, unione e rispetto dell’unicità dell’altro.
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