Tutti i Santi

 

Mt 5,1-12

 

    Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

 

 

 

     

 

 

 

L’A.T. non presenta la santità come qualcosa di opzionale, di facoltativo all’esistenza, ma come il compimento di essa: “Siate santi come io, il Signore vostro Dio, sono santo. ” (Lv 19,2). Il termine che Gesù adopera per descrivere questo compimento nella vita dell’uomo è il termine “beato”. Il significato etimologico sembra “essere nel posto giusto”, le beatitudini richiamano quindi qualcosa di compiuto, proprio come la vita dei santi, qualcosa che giunge alla verità dell’uomo, non esteriore, non legale, non convenzionale, non ipocrita. Le beatitudini - oltre a quelle maggiori quali quelle di questo brano di Matteo, che sono forse le più conosciute, ricordiamo che nei Vangeli si trovano sparse anche beatitudini minori, quale ad esempio Gv. 20,29; Lc 11,28, ecc. - collocano l’uomo nella verità del suo rapporto con Dio e di conseguenza con la totalità della realtà stessa. Da un monte, anche se non tanto alto, si spazia lontano e Gesù apre nuove prospettive, inaspettate, ci propone uno sguardo nuovo sul mondo, un nuovo modo di vedere le cose che proviene da Dio. Il monte, da sempre, nelle religioni è simbolo di verticalità, di vicinanza al Cielo, a Dio. Presentando il Regno dei cieli come beatitudine, Gesù ci fa subito capire in che modo Dio interviene nella storia: non con minacce di castighi ma con la prospettiva della felicità e della pace. Pace e felicità che non sono promesse a “classi” di uomini ma a comportamenti religiosi e morali. Questo partire dai poveri, dai misericordiosi, dagli afflitti, ecc. in realtà è un rovesciamento della storia, è il rovesciamento della storia, del modo di vivere e vedere le cose secondo la mentalità di questo mondo per il modo di vivere e vedere le cose secondo Dio. Le rivoluzioni più grandi, quelle che sono durate più a lungo nell’umanità non vengono dalle guerre o dalle battaglie, dai rovesciamenti di potere o dai cambiamenti di regime. La rivoluzione, la vera rivoluzione, inizia da lì, dal fatto che Gesù, salito sul monte si mette a parlare ai suoi discepoli. La vera rivoluzione è quella, è cioè quella di cambiare il nostro modo di vedere le cose. Non cercare di cambiare gli altri ma cambiare interiormente noi. Così si cambia il mondo, se si cambia il nostro modo di vedere, di vivere le cose, e si adegua a Gesù. Si cambia il mondo se si cambia noi stessi e s’impara a vedere la realtà come la vede Gesù. Se aspettiamo che la realtà intorno a noi muti senza che noi stessi, interiormente, cambiamo, non vedremo mai niente. Il Cristo è stato dunque un rivoluzionario non nel senso che ha organizzato e realizzato una rivoluzione ma nel senso che ha trasformato lo spirito dell’uomo, al punto da portare alla trasformazione di tutte le istituzioni e al rovesciamento dei valori di questo mondo. Il regno di Dio non cesserà di agitare la storia, come un fermento, fino al suo compimento finale, esso però è già presente e la felicità e la pace non sono promesse in un futuro Aldilà ma ora e adesso. Il ricco è un insensato e un solitario perché ammassa avidamente senza poter portare via nulla con sé, il superbo rimane imprigionato dai suoi stessi pensieri, chi non è puro di cuore (non è vero nel cuore, non è genuino) presenta di sé una purezza solo esteriore, convenzionale, e non farà mai conoscere se stesso a chi gli sta vicino. Fin dall’inizio del suo primo discorso il Cristo proclama chi potrà godere del dono da Lui offerto a tutti gli uomini, viene descritto ciò che diventa possibile a chi si abbandona veramente a Dio. La reale felicità dell’uomo ed il suo compimento è questo il vero messaggio delle beatitudini. 

 

 

 

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