V Quaresima

 

 

Rom 8,8-11

 

     Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

 

Gv 11,1-45

 

     Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, il tuo amico è malato". All'udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato". Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce". Così parlò e poi soggiunse loro: "Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo". Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se s'è addormentato, guarirà". Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!". Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui!". Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era gia da quattro giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà". Gesù le disse: "Tuo fratello risusciterà". Gli rispose Marta: "So che risusciterà nell'ultimo giorno". Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?". Gli rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo". Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: "Il Maestro è qui e ti chiama". Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: "Va al sepolcro per piangere là". Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: "Dove l'avete posto?". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: "Vedi come lo amava!". Ma alcuni di loro dissero: "Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?". Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, gia manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni". Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?". Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". E, detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: "Scioglietelo e lasciatelo andare". Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

 

     

 

 

La morte, come la croce, continua a rimanere uno scandalo per chi non crede e a volte anche per chi crede. Sai che Dio dice di amarti e tuttavia sembra abbandonarti. Come le persone che erano presenti vicino a Lazzaro si pensa spesso che Dio sia in ritardo…che avrebbe potuto fare qualcosa di più…Ma Gesù conosce, anche se distante, ciò che succede ai suoi amici (qui rappresentati da Lazzaro). Essere amati da Gesù non significa essere esonerati dalla morte, così come essere nella morte non significa venire abbandonati da Dio. E’ la relazione con Gesù che è salvezza, che è vita. Egli non afferma soltanto “vi darò la vita, vi farò risorgere” ma va oltre. Egli è la risurrezione e la vita, apre il suo cuore, svela la sua essenza, rivela il suo intimo, la sua persona! La vita e la risurrezione sono la manifestazione del suo stesso essere, della sua profonda natura e il dono della vita che vince la morte è quindi una realtà presente attraverso Lui. Ed il rapporto con Gesù è già risurrezione, è già accesso alla vita nuova, piena partecipazione ad essa, pur nella maniera e con i limiti della attuale natura umana. Ecco perché per Lui la morte non è tale se non in apparenza, essa è solo un dormire(1). Così come la notte, in questo brano, è il simbolo di una vita non ancora di fede, uno stato psichico-religioso, non una semplice indicazione cronologica e la “luce di questo mondo” allude alla sua stessa persona. Per Gesù non esiste sostanzialmente nessuna morte! (Cf. anche Gv 5,25 e Mc 5,39). La seconda lettura può illuminare ulteriormente il contenuto di questo Vangelo. Troppo spesso abbiamo contrapposto lo Spirito alla carne, il celeste al terreno, la Grazia all’umano, cadendo in un dualismo che non trova riscontro nelle pagine della Bibbia. Questo perché la Chiesa ha sempre avuto nell’antropologia il suo punto debole, cioè ha sempre avuto molte cose da dire su Dio, sui dogmi, sull’al di là, meno invece sull’uomo. In Paolo il “vivere secondo la carne”, più che la sfera dell’umano, esprime gli angusti spazi dell’egoismo, dell’idolatria di sé, del proprio tornaconto, del proprio interesse. Vivere secondo la carne esprime l’indifferenza verso la dinamica dello Spirito. Infatti l’opposto dello Spirito è l’inerzia e non  la carne! Non si vuol dire perciò che lo Spirito è contrario alla carne, si porrebbe in contraddizione la stessa incarnazione di Cristo e la Bibbia fin dal suo inizio (cf. Gen 2,7) ma casomai che la carne di per sé non può darsi la vita, non può salvarsi. Il Credo degli Apostoli, quello più antico e che recitiamo saltuariamente, dice proprio “credo la risurrezione della carne”. Non esiste nella Bibbia una svalutazione dell’umano in favore delle cose celesti, in quanto l’umano è voluto da Dio. Perciò tutto quanto è vita, bello, buono, giusto e gioioso è anche nostro e non vi dobbiamo rinunciare perché la vita è dono di Dio, è creata da Dio. Il mistero cristiano non è un mistero di tristezza e di morte ma di vita, di gioia, di certezza, di speranza. E la risurrezione di Lazzaro non è per la vita eterna ma per questa vita. In tutti i Vangeli, e soprattutto nel Vangelo di Giovanni, è chiaro che la vita eterna, la vita vera, la vita che viene da Dio, non è solo un qualcosa che ci aspetta nell’aldilà, lontana ed estranea alla nostra umanità. Essa è presente, è sperimentabile, è data a noi nella misura in cui ci rendiamo conto che non esistono due mondi separati nel tempo e nella sostanza. Gesù Cristo è presente oggi e sempre, fra cielo e terra non ci sono confini e c’è un solo regno della vita e dell’amore al quale siamo chiamati. E la luce e la vita fisica date da Gesù durante il suo ministero sono segni della vita eterna, della stessa vita di Dio. Cosa significa allora per l’uomo d’oggi il “…vieni fuori…” (dal sepolcro) se non l’uscire dalle nostre paure, dalle nostre schiavitù, da ciò che ci impediva fino ad ora di vivere veramente e dall’essere veramente noi stessi, ciò per cui siamo stati amati e creati, dall’essere restituiti di nuovo a noi stessi? Cosa significa “…scioglietelo e lasciatelo andare…” se non liberare l’uomo, porre in atto gesti che diano vita e libertà e non oppressione e morte, aiutare gli uomini a vivere o ad imparare nuovamente a vivere se ancora non l’hanno fatto, a diventare responsabili della propria vita?…Il miracolo per l’uomo d’oggi consiste proprio nel risvegliare le energie di cui egli ha bisogno per vivere nel modo giusto. Qui la psicologia e la psicoterapia possono essere aiuti a volte essenziali e presentano dei sostanziali contatti: dischiudere uno spazio in cui l’essere umano possa vivere senza censure e senza dirigismo, non esprimere giudizi sulla persona e sul suo vissuto, capire quali forze sono state bloccate e cercare di scioglierle, essere restituiti nuovamente a se stessi, far emergere e far vivere in pienezza la propria, personale, umanità…c’è veramente molta distanza dal Vangelo? “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu và e annunzia il Regno di Dio.” (Lc 9,60) Il nostro è il Dio della vita e per la vita dell’uomo.

 

 

 

 

(1) Il sonno, in molte lingue, è un eufemismo che indica la morte. In greco il verbo koimasthai (dormire) ha dato origine alla parola “cimitero” ovverosia “dormitorio”. Il termine ha il merito di implicare il risveglio, immagine della risurrezione.

 

 

 

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