Ascensione
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Anche da queste poche righe della Scrittura si comprende come l’uomo abbia sempre bisogno di sicurezze ed abbia la tendenza ad “incasellare”, schematizzare, dogmatizzare, la propria vita e il proprio credo. Infatti …“…è questo il tempo in cui ricostituirai il regno d’Israele?...stavano fissando il cielo...” Gli apostoli pensano ancora secondo i vecchi schemi e le vecchie concezioni: pensano alla restaurazione del regno d’Israele mentre Gesù dice che non ci sono confini, luoghi o popoli precisi. Vogliono conoscere i tempi, vogliono conoscere rivelazioni sui giorni futuri che diano sicurezze, mentre l’importante non è indagare sul “quando”. Guardano il cielo ma non ha senso e non porta nessun frutto questo tipo d’evasione, non si può stare a “guardare il cielo” quando il Vangelo ci rimanda indiscutibilmente in “basso”, fra la gente, nella concretezza della vita quotidiana. Non dovremmo mai dimenticare che chi abbraccia il Vangelo è inviato “come pecora in mezzo ai lupi”, cioè senza schemi, codici e sicurezze - questo è il significato della metafora (desunto anche da altri brani affini) più che indicare noi come i buoni, depositari della verità, e gli altri, quelli fuori della comunità cristiana, i cattivi, gente nell’errore perché non abbraccia i nostri dogmi. Questo dovremmo sempre ricordare quando trasmettiamo agli altri più una parola di giudizio che di accoglienza, un senso di superiorità e di distanza più che di ascolto e di comprensione, una verità dogmatica che altri per noi hanno raggiunto più che un comune cammino di ricerca. Penso che sia umano il bisogno di sicurezze e di certezze nella propria vita, eppure tutto questo può chiudere il cammino di crescita e di maturità nella fede, esattamente come viene descritto dai brani di oggi. G. Simmel ha detto che “per non arrivare a conclusioni dogmatiche dobbiamo considerare ogni punto raggiunto per ultimo come se fosse il penultimo”. C’è invece la tendenza, all’interno della Chiesa, ad irrigidire la sistematizzazione, nella preoccupazione di giustificare degli ordinamenti che derivano da una presa di coscienza successiva alla Rivelazione o da un’elaborazione progressiva. Fino al secolo scorso, ad esempio, chi avrebbe messo in discussione il potere temporale della Chiesa? Io penso che siano veramente poche le certezze e le verità che dobbiamo ritenere come definitive, poche ma estremamente importanti. Una di queste è descritta nel Vangelo di oggi: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Egli se ne va e allo stesso tempo rimane sempre con noi, l’Ascensione non celebra un distacco ma dà vita ad una presenza diversa di Gesù con noi, questa è certezza della nostra fede. Tutto il cristianesimo poggia sul fatto che Gesù è vivo: Egli si mostrò vivo ai suoi, dopo la risurrezione, numerose volte. Allo stesso tempo “lasciare” comporta dei rischi ma è anche segno di fiducia e di maturità riconosciuta, come ad esempio quando un genitore lascia che il figlio trovi al sua strada, oppure quando si mette da parte, col rischio che il figlio sbagli, pur di fargli compiere le proprie scelte nel difficile cammino della vita. La nostra Tradizione ci trasmette il frutto della fede e della ricerca di venti secoli di cristianesimo ma non possiamo credere di poter vivere di sola rendita. Tutti dobbiamo camminare, nessuno è esentato dalle proprie responsabilità, a tutti Dio dà dei talenti da far fruttificare e fede, speranza e carità sono dimensioni che dobbiamo conquistare – o se vogliamo doni che dobbiamo imparare ad accogliere – e neppure le visioni tolgono i dubbi o rendono più facile l’impegnativo cammino di crescita: “alcuni però dubitavano”. E’ necessario giungere al punto in cui tutto quello che Lui ha vissuto e detto sia interiore a noi, che si creda alle sue parole perché vivono dentro di noi e la fede non sia più qualcosa che viene dall’esterno. Noi abbiamo in mano il nostro destino, è dentro di noi che possiamo trovare motivi, possibilità e capacità. Forse è anche in questo la bellezza di essere cristiani: niente di deciso in partenza, nessun programma definito per sempre, lasciare aperta la porta che si apre sul futuro, un cammino da inventare ogni giorno, fra incertezze, imprevisti, dubbi e difficoltà che obbligano costantemente a rivedere le proprie posizioni. Porsi accanto agli altri nel comune cammino di ricerca senza gettare in faccia i nostri dogmi e poche, fondamentali, certezze, fra cui “Ecco io sono con voi tutti i giorni..” (per la presenza continua di Gesù fra i suoi cf. anche Mc 16,20).
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