XVIII Domenica

 

 

Is 55,1-3

   

     O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide.

 

Mt 14,13-21

 

     Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: "Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". Ma Gesù rispose: "Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare". Gli risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci!". Ed egli disse: "Portatemeli qua". E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

 

 

     

 

 

 

Dietro i simbolismi del pane, del vino, dei pesci, del latte, ecc. la Bibbia intravede i grandi bisogni dell’uomo, le sue più importanti e fondamentali domande a cui solo Dio può rispondere. Sono perciò segni non solo di nutrimento fisico ma anche spirituale. Il benessere che l’uomo cerca è legato al denaro, mentre i beni e la salvezza di Dio sono gratuiti, appartengono ad un altro ordine. Nel Vangelo di oggi c’è la constatazione di una totale povertà: povertà di una parola che riscaldi il cuore, povertà fisiche da sanare, povertà di alimenti, povertà di mezzi per rispondere a tutto questo. Ma c’è anche compassione: Gesù è mosso da una profonda compassione e chiede ai discepoli di esercitare la compassione, di farsi carico delle persone, di condividere quello che hanno per rispondere ai bisogni degli altri. Se ci fidassimo di più dei sentimenti che dei ragionamenti (“...congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare...”), della compassione che dei nostri dubbi, vedremo molti più miracoli intorno a noi. Qui, in questo brano, noi troviamo ciò che è importante e ci sostiene veramente nella vita. Quando riusciamo a condividere qualcosa di noi che non sia una semplice elemosina, ma qualcosa che mette in gioco noi stessi e quello che abbiamo, accade che il nostro essere si apre all’altro e doniamo la parte più importante di noi. Non importa che sia molto o poco, è il sentimento con cui lo facciamo, la volontà che mettiamo in gioco, che è decisiva nei rapporti. Provate con i bambini: essi si accorgono subito se un adulto si relaziona a loro con attenzione oppure no, se gioca con loro per stare insieme o lo fa pensando ad altro, ecc. E’ la compassione concreta, quella che si vede e si avverte, che raggiunge il cuore della gente e smuove le montagne, è la compassione che fa sì che il poco che abbiamo diventi, incredibilmente, sufficiente per l’altro. Di fronte agli insuccessi delle leggi internazionali che cercano di risolvere – meglio di arginare – il problema della fame e delle malattie nel mondo, il Vangelo sembra invitarci non ad essere “realisti” ma ad essere compassionevoli. Le leggi hanno i loro limiti e i grandi problemi dell’uomo e dell’umanità non si potranno risolvere che col cuore. Solo il cuore è capace di gratuità e solo il cuore può opporsi alla logica capitalistica del profitto (“…chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte…”) e a quella sprecona del consumismo (“portarono via dodici ceste di pezzi avanzati”). Il Vangelo ha tracciato la strada e l’indicazione è quella. L’uomo è chiamato a superarsi e inventare nuove strade aperte dal cuore, dall’amore: “non occorre che vadano, date loro voi stessi da mangiare”. Non occorre tornare ai nostri modi consueti, precedenti la conoscenza di Cristo, con Lui è possibile percorrere nuove vie, praticare nuovi sistemi di vita. È la compassione dell’uomo: ognuno, nel suo piccolo, è chiamato a mettere a disposizione i “cinque pani e i due pesci” che ha.

 

 

 

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