XXIII Domenica

 

 

Ez 33,7-9

 

     O figlio dell'uomo, io ti ho costituito sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se io dico all'empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te. Ma se tu avrai ammonito l'empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo.

 

 

Mt 18,15-20

 

     Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".

 

 

 

 

 

 

Nella vita accade spesso, a tutti noi, di trascurare l’essenziale per vivere alla superficie delle cose, intorno alla loro cornice. Quando questo avviene nella dimensione religiosa la religione si trasforma in un mondo di credenze, di riti e di formule, che sono solo il guscio di ciò che costituisce il cuore della vita cristiana. Essere cristiani non significa evadere in un mondo di regole e di norme da osservare scrupolosamente  - o in un mondo di visioni e manifestazioni insolite - alla nostra fede non appartiene neppure la dimensione “privata”: la nostra fede è essenzialmente “relazione”. Se norme e regole compaiono nei Vangeli sono solo al servizio dell’uomo per l’amore e la relazione e se amare è il compimento della relazione, il perdono e la responsabilità per l’altro sono componenti essenziali della relazione con l’altro. Saper perdonare e saper correggere sono indici di maturità ed equilibrio raggiunto, indici di autopossesso personale e di riconoscimento dei propri limiti (chi corregge deve saper accettare di essere corretto) che così permettono il riconoscimento e l’accoglienza dei limiti dell’altro (“...togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello...”Mt 7,5). Non può esistere una vita di relazione senza il perdono ma anche senza la correzione, purché sia fatta sempre con e per amore e accompagnata ed illuminata dalla preghiera e dal senso di responsabilità per l’altro. Correggere è opera d’amore, non è mai spegnere energie ed entusiasmi ed è tutt’altra cosa dalla critica. Correggere è incoraggiare l’altro in quelle che sono le sue capacità e possibilità, in quello che può fare, è una esortazione d’amore. “Se tuo fratello commette una colpa…” non è detto che sia una colpa contro di noi, questo principio si oppone all’indifferenza: siamo infatti responsabili gli uni degli altri e nessuno è esente dal vegliare sul bene di tutti perché tutto ci riguarda. Inoltre la relazione è talmente importante, per il cristiano, da diventare luogo della presenza di Cristo, fino a dirci che abbiamo bisogno gli uni degli altri per vedere Dio: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. Luogo della presenza di Dio non è più il Tempio ma la persona di Cristo e in nessun altro luogo Dio ci è visibile se non nel cuore di un essere umano. Amore, relazione, perdono, responsabilità per l’altro...dove l’uomo vive queste dimensioni, là si incontra Dio.

 

 

 

……………………………………………………………………….

 

 

 

Se volete ricevere il Vangelo della Domenica direttamente nella vostra e-mail inviate il vostro indirizzo a:

 

mailto:iconas@iconas.it